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Pubblicato: 25/10/2014 02:08:00
politiche comunitarie
Pacchetto clima – energia 2030: ANEV esprime perplessità sull'accordo raggiunto
Confermato il target del 27% di incremento per le rinnovabili al 2030 senza vincoli per gli Stati membri
Luca Dragonetti

Campobasso. Il Consiglio europeo ha definito gli obiettivi della nuova politica energetica comunitaria, sulla quale ANEV, Associazione Nazionale Energia del Vento, aveva lanciato a febbraio la campagna “TARGET EUROPEO 2030 - SOSTENIAMO L’EOLICO IN EUROPA!”, chiedendo più coraggio rispetto ai target proposti dalla Commissione europea. 
Purtroppo però, le istanze dell’ANEV e della maggior parte del mondo rinnovabili avanzate a gran voce, non sono state ascoltate e sono stati mantenuti il target del 27% per le rinnovabili, ma vincolante solo a livello comunitario e non per i singoli Stati membri e il taglio delle emissioni al 40%. 
La presidenza italiana al semestre europeo non è stata in grado di determinare un cambio di passo rispetto alla proposta di sostegno alle rinnovabili, poco incisiva, delle istituzioni europee, nonostante i benefici economici, occupazionali e ambientali che le rinnovabili e l’eolico in particolare hanno portato al Paese. Nello specifico il settore eolico conta oggi 34.000 occupati in Italia, con un potenziale di crescita pari a oltre 67.000 posti di lavoro al 2020, distribuiti principalmente nelle regioni del Meridione   dove il tasso di disoccupazione è più alto e c’è maggiore necessità di creare lavoro, ricordando che tra cui il  Molise che conta circa 300 occupati nel settore secondo le stime tratte dagli atti de “Il potenziale eolico italiano e i suoi possibili risvolti occupazionali al 2020” . Senza contare il contributo al rilancio dell’economia e dell’industria italiana che il giusto supporto al settore potrebbe dare e all’indipendenza energetica del Paese, sempre sottoposto a crisi geopolitiche come quella Ucraina. 
In assenza di target obbligatori a livello nazionale tutto questo sarà compromesso e si metterà a rischio intero comparto industriale, già falcidiato dal fallimentare sistema delle aste e dei registri e da delibere penalizzanti come quelle sugli sbilanciamenti, su cui ANEV ha già espresso le proprie preoccupazioni. 
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