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Pubblicato: 15/04/2017 16:05:00
Commissione antimafia a Campobasso il 27 aprile, ma la fuga dello stato dal Molise non aiuta a contrastare l’infiltrazione mafiosa sul territorio.
Lo rende noto il consigliere Petraroia in un comunicato stampa

(AGMnews) - Campobasso, 18 apr. Dopo una serie di sollecitazioni sul rischio di infiltrazione della criminalità organizzata in Molise, indirizzate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e ai Ministeri dell’Interno, della Difesa e di Grazia e Giustizia, culminate nell’interrogazione del 20 settembre 2016 sottoscritta da 14 parlamentari di Sinistra Italiana, la Commissione Parlamentare Antimafia sarà per la prima volta in Molise il 27 aprile  per ascoltare il Prefetto ed il Questore di Campobasso, il Prefetto ed il Questore di Isernia, i due Comandanti Provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, il Capo centro della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, il Procuratore distrettuale di Campobasso ed Procuratori circondariali di Isernia e Larino. Gli incontri si svolgeranno presso gli Uffici della Prefettura di Campobasso  dalle 9.15 alle 15 e si concluderanno con una conferenza stampa prevista per le 15.30. L’evento si intreccia anche coi lavori che la stessa Commissione Parlamentare Antimafia effettuerà il giorno precedente a Foggia stante la contiguità territoriale ed il crescente pericolo rappresentato dalla mafia foggiana e dalla criminalità organizzata del Gargano che sempre più spesso coinvolge il territorio del Basso Molise ed i nostri comuni costieri.  L’arrivo della Commissione Antimafia a Campobasso conferma la necessità di consolidare le azioni di contrasto alla criminalità organizzata, potenziare gli organici delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, ripristinare il Comando Regionale dei Carabinieri, evitare la soppressione della Polizia Stradale di Larino, della Polizia Postale di Isernia e della Polizia Ferroviaria di Campobasso, rafforzare i corpi specializzati della Finanza, dei Carabinieri e della Polizia di Stato capaci di controllare l’attività dei collaboratori di giustizia presenti sul territorio, di verificare la catena degli appalti e dei sub-appalti in edilizia, e nella fornitura di beni e servizi alla pubblica amministrazione, e di risalire a chi controlla i flussi di denaro delle scatole societarie che sul territorio movimentano imprese, società finanziarie, fallimenti, concordati in bianco e acquisizioni aziendali. Basta alzare lo sguardo sul territorio per scorgere beni confiscati alla camorra, prestanomi della ndrangheta e collegamenti con esponenti pericolosissimi inviati al confino o che scontano gli arresti domiciliari in Molise. Su questi temi si registra una fragilità degli anticorpi sociali e un silenzio assordante delle istituzioni , ma ciò che preoccupa maggiormente è che a fronte di un simile pericolo che cresce c’è uno Stato che scappa via e abbandona un territorio sempre più esposto.

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