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Pubblicato: 19/07/2017 22:46:00
Accoltella la moglie: Lembo dichiara: "la Regione Molise si costituisca parte civile"
Domenica scorsa 16 luglio un uomo rende un coltello e prova a colpire la coniuge più volte, ferendola in maniera non grave, sul caso è intervenuta la consigliera Giuditta Lembo
(AGMnews) - Campobasso, 20 lug. La Consigliera di Parità Giuditta Lembo alla luce dell’ennesimo atto di violenza contro una donna, avvenuto questa volta a Termoli ,  chiede alla Regione Molise di valutare la possibilità di costituirsi parte civile così come previsto dalla Legge regionale n.15 del 2013 contro la violenza di genere che all’art.11 comma 1 così  recita:”  La Regione ha facoltà di costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati nel suo territorio aventi ad oggetto reati che presuppongono l'esercizio di condotte violente, anche di carattere morale, ai danni delle donne e dei minori di età”.  La costituzione di parte civile della Regione,  nonché l’attivazione del Codice rosa presso i Pronto soccorso e la previsione di un piano triennale di finanziamenti sono stati alcuni  tra gli emendamenti presentati dalla stessa Consigliera e  recepiti poi  nella Legge  contro la violenza di genere, dopo la propria audizione dinanzi alla  IV Commissione del Consiglio regionale. Sono fiduciosa –sottolinea la Consigliera Lembo- soprattutto nell’attivazione del Codice rosa grazie alla sinergia tra l’Istituzione  da me rappresentata e la Procura Generale nonchè le Procure di Campobasso, Larino e Isernia, la Regione Molise e  l’ASREM e credo saremo i primi in Italia a realizzarlo contemporaneamente presso tutti i Pronto soccorsio della regione. E’ fondamentale che le Istituzioni  affianchino le vittime alfine di infondere nelle stesse il coraggio necessario per affrontare un lungo percorso spesso pervaso da solitudine e sconforto. Anche il Comune di Termoli  può considerare questa possibilità, così come le Associazioni femminili e i Centri antiviolenza, perché solo facendo fronte comune riusciamo a dare una risposta concreta e decisa contro questo grave fenomeno. Investire inoltre nella prevenzione ed  informazione sono altri due aspetti  molto importanti e ineludibili. Per quanto concerne la formazione -continua la Lembo-  siamo tra le Regioni virtuose che hanno  realizzato  due corsi di formazione  frutto della Convenzione sottoscritta tra l’ Ufficio di parità da me rappresentato e  il “Centro di documentazione, ricerca e iniziative sulle culture di genere” presso l’Unimol, l’uno lo scorso anno e l’altro in corso di svolgimento, che  rappresentano un intervento concreto che va nella direzione di specializzare gli stakeholder  su come intervenire adeguatamente nei confronti delle presunte vittime. L’impegno di ognuno di noi sia in quanto Istituzioni che cittadini e cittadine è necessario, perché la violenza e ogni forma di discriminazione non sono un fatto privato ma  riguardano l’intera società, la violenza non è una malattia ma è un reato. Una società che lascia che accadano violenze di genere non va verso l’integrazione e la libertà della persona nella comunità e nella famiglia, perchè la violenza è  un problema che riguarda tutti e tutte e che proprio per la sua dimensione sociale e pubblica, sebbene la violenza venga consumata nel privato delle mura domestiche, ci colpisce profondamente come collettività. Un dramma che non rientra solo nella sfera della morale, come violazione dei diritti umani, ma che mina lo sviluppo del nostro Paese anche sul versante economico, registrando un costo altissimo, un costo stimato  da WEWorld  in  circa 17 miliardi di euro. Dei 17 miliardi di euro di costi diretti e indiretti calcolati in "Quanto costa il silenzio?", la percentuale più alta è rappresentata dal costo umano e di sofferenza che le donne subiscono lungo tutto l'arco della loro vita e che si ripercuote inevitabilmente e inesorabilmente sull'intera società. Le conseguenze esistenziali patite dalle donne in termini di danni fisici, morali e biologici e l'impatto sui figli e sulle figlie e sulle generazioni future ci costano 14,3 miliardi di euro. Da qui l’invito della Consigliera Lembo alle altre Istituzioni di riconsiderare l’importanza che le pari opportunità e la non discriminazione giocano nella lotta alla violenza di genere, e di non consentire più di relegarle a questioni delle donne !
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