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Paura a Termoli: il vento forte alimenta le fiamme. A causa del fumo chiusa anche l'autostrada A14 per 20 chilometri. Sospeso il traffico ferroviario
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(AGMnews) - Termoli (CB), 25 lug. Lo stabilimento della Fiat Termoli è stato evacuato a causa di un vasto incendio che si è sprigionato tre le sterpaglie del Nucleo Industriale di Termoli. Ad andare a fuoco è stata una tensostruttura in plastica che conteneva materiale non produttivo. Le fiamme si sono propagate rapidamente lambendo numerose aziende del polo «Valle Biferno». Chiusa la Ss 87, all'altezza dello svincolo dell'A-14.La fabbrica è stata evacuata per consentire ai vigili del fuoco le operazioni di spegnimento delle fiamme. Ad aggravare la situazione, a quanto si apprende, un vento forte che alimenta il rogo. Sul posto sono immediatamente intervenuti i vigili del fuoco con due squadre e un elicottero, ma si è subito resa necessaria la richiesta di rinforzi. Il fumo, chi si è immediatamente levato in cielo, ha obbligato la chiusura dell'autostrada A14 per una ventina di chilometri e la chiusura di un tratto del traffico ferroviario. Probabilmente è nato tutto da alcuni contadini che si sono messi a bruciare le sterpaglie nei campi. Ma ben presto si è tradformato in un drammatico incendio che è arrivato a lambire lo stabilimento della Fiat  E, in un'estate tragicamente segnata da continui roghi e dalla siccità, un'altra parte d'Italia è andata in fiamme rendendo necessario un repentino intervento dei vigili del fuoco. L'autostrada A14 Bologna-Taranto è stata immediatamente chiusa nel tratto compreso tra Vasto Sud e Poggio Imperiale a causa del fumo prodotto da due diversi incendi divampati in due differenti aree (uno all'altezza del chilometro 497 dell'autostrada e l'altro vicino al casello di Termoli).Per spegnere gli incendi, divampati a Ripalta e tra Termoli e Campomarino, si sono subito levati in cielo i canadair  ma il forte vento ha reso difficile qualsiasi tipo di operazione. Tanto che è stata sospesa anche la circolazione ferroviaria sulla linea Termoli-Foggia. Non solo. Interessando anche la viabilità stradale, le fiamme non hanno consentito di attivare servizi sostitutivi con autobus.
Nelle acque termolesi
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(AGMnews)- Termoli 24 Lug.  Diuturnamente gli uomini ed i mezzi del Reparto Operativo Aeronavale di Termoli sono impiegati nella vigilanza delle acque molisane, in relazione ai compiti istituzionali demandati al corpo che di recente ha assunto altresì il ruolo di unica forza di polizia in mare, sotto il profilo della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica in mare. Così nell’ambito di un costante ed articolato piano di vigilanza finalizzato al contrasto dei traffici illeciti via mare diretto e coordinato dal Comandante del ROAN di Termoli, Ten.Col Roberto Di Vito, nella serata di ieri, 22 luglio, i militari della dipendente Stazione Navale di Termoli a bordo di due unità navali impiegate, di elevate prestazioni tecnico nautiche, avvistavano a largo di Petacciato un potente gommone oceanico che alla vista dei mezzi del Corpo si dava alla fuga verso il largo. Aveva inizio un rocambolesco inseguimento che solo la perizia marinaresca dei finanzieri consentiva l’abbordaggio del mezzo ed il successivo fermo. Condotto presso gli ormeggi di Reparto, lo stesso risultava carico di circa una tonnellata e mezza di sostanza stupefacente del tipo “marijuana”, con due scafisti a bordo di nazionalità albanese e di giovane età. Veniva prontamente notiziata l’autorità giudiziaria presso la Procura di Larino, sottoposto a sequestro il mezzo con il relativo carico di droga e tratti in arresto gli scafisti, successivamente condotti presso la Casa Circondariale di Larino. L’importante risultato conseguito si aggiunge ad altre operazioni conclusasi nel recente passato nel tratto di mare adiacente le coste molisane, a riprova dell’interesse in questa area dei sodalizi criminali dediti ai traffici di droga.

I malvinenti hanno portato via circa 20 mila euro agendo in pochi minuti. Tempestivo l'intervento della Polizia
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(AGMnews) - Campobasso, 14 mag. L'altra notte, si è verificato in città un furto con scasso presso la  BPER Banca di Via IV Novembre. Il fatto criminoso, avvenuto intorno alle 4.00 circa, è stato posto in essere da malviventi che hanno agito nell’arco di pochi minuti, portando via circa 20.000 euro. Tempestivamente sono giunte sul posto due pattuglie della Squadra Volante per i primi accertamenti del caso, immediatamente coadiuvate dagli operatori del locale Gabinetto di Polizia Scientifica e della Squadra Mobile per i rilievi di rito e la ricostruzione della scena criminis. La Sala Operativa della Questura prontamente diramava le note di ricerca alle altre Forze dell’Ordine e venivano organizzati posti di controllo - tuttora in corso - sulle principali arterie provinciali in direzione Termoli, Foggia e Roma/Napoli. I primi spunti investigativi  sono stati acquisiti dalla Squadra Mobile che sta procedendo, sin da subito, a serrate indagini volte a pervenire all’identificazione dei responsabili. La Questura rinnova l’invito ai cittadini a collaborare, fornendo eventuali elementi utili per individuare gli autori del reato.
Misure cautelari richieste dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso D'Altiero a danni di quattro persone originarie del napoletano
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(AGMnews) - Campobasso, 14 apr. Nelle prime ore della giornata odierna la Polizia di Stato di Campobasso – Squadra Mobile, in collaborazione con la Squadra Mobile di Napoli,  ha dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare, due in carcere e due agli arresti domiciliari nei confronti di quattro soggetti, tutti napoletani residenti nel quartiere Arenaccia, autori di numerose truffe aggravate in danno di anziani. Le misure cautelari richieste dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso dr Armando D’Alterio ed emesse dal GIP dott.ssa Cardona Albini riscostruiscono l’intero sistema e il modus operandi degli associati così come emerso dalle prolungate indagini svolte  dalla Polizia di Stato di Campobasso. E’ a tutti noto come il triste fenomeno delle truffe agli anziani abbia assunto un dimensione preoccupante sia per l’incidenza che per la grave lesività che produce, ben oltre il semplice danno patrimoniale. L’anziano vittima di truffa perde autostima, si chiude in se stesso, comprime gli spazi di autonomia di cui godeva, vede sensibilmente ridotta la qualità della propria esistenza come se avesse ricevuto la conferma definitiva delle proprie ridotte capacità. In alcuni casi il trauma non viene superato e amareggia gli ultimi anni di vita. L’analisi del fenomeno aveva evidenziato che dal 29 gennaio 2016 sino al 6 giugno 2016 presso le forze di polizia di Campobasso erano stati denunciati 41 episodi, di cui 23 consumati, tutti commessi con le stesse modalità: gli anziani sono contattati sull’utenza di casa da persone che si presentano come avvocati o pubblici ufficiali/marescialli dei carabinieri e vengono informate di incidenti stradali o altri problemi occorsi a figli/nipoti, problemi che si sarebbero potuti risolvere subito pagando la somma di denaro richiesta  alla persona incaricata di recarsi presso il domicilio. A fronte di tale fenomeno sono stati intensificati i controlli sul territorio e gli sforzi investigativi che, passo dopo passo, hanno consentito di ricostruire l’azione di un gruppo dotato di stabile organizzazione verticistica, studiata divisione dei compiti, dotazioni logistiche e specifiche “abilità”.     Amato Luigi di anni 60, Aveta Alfonso di anni 59 sono destinatari della misura cautelare della custodia cautelare in carcere il primo come organizzatore  e simulatore al telefono, il secondo collaborava all’individuazione delle vittime e procurava i mezzi per commettere le truffe (auto, schede telefoniche con intestatari fittizi, tessere autostradali).
Rossi Romeo di anni 62 e Torsi Luca di anni 38 sono destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari, il primo svolgeva mansioni di autista e di raccordo con Torsi Luca il quale si presentava personalmente alle vittime per ritirare le somme. Essendo certo che gli indagati hanno sicuramente commesso numerose altre truffe oltre quelle che le indagini hanno consentito di scoprire si rende necessario divulgare anche le loro fotografie, essendo altamente probabile che possano essere riconosciuti da altre vittime, che a tal fine vengono invitate a contattare al più presto  le forze di polizia. I capi di imputazione contestati contemplano i reati di associazione a delinquere (416 bis c.p.) al fine di commettere plurime truffe in danno di persone anziane, sostituzione di persona (494 c.p.), plurime truffe aggravate in danno di anziani (art.640 c.p.). Il punto di partenza per la scelta delle vittime sono i telefoni di casa pubblicati sulle pagine bianche: l’occhio esperto del truffatore riesce a individuare i numeri più vecchi e quindi verosimilmente in uso a persone anziane e con qualche innocua telefonata, fingendo magari un errore o cercando un figlio/a, riescono ad appurare le informazioni iniziali necessarie. Con questi semplici dati, tramite internet ed in particolare i social network, è facile recuperare ulteriori informazioni sui componenti quel gruppo familiare (basta ad esempio la foto pubblicata dal nipote per la festa di compleanno). A questo punto parte la telefonata con la quale si avvisa dell’incidente o del grave problema che da sola manda in comprensibile agitazione l’anziano, l’interlocutore prosegue spacciandosi poi anche per il figlio/a che chiede aiuto.  L’anziano viene facilmente ingannato in quanto talvolta indebolito nell’udito e in altri casi i sospetti vengono superati dicendo che si sta usando il vivavoce e per questo motivo la voce sembra diversa. E’ impressionante l’abilità del telefonista nell’intuire quali sono i punti deboli dell’anziano e su quali argomenti fare leva (prevalentemente l’affetto e la preoccupazione per figli e/o nipoti). La conversazione segue schemi collaudati ma adattati di volta in volta alla situazione. Un esempio, ricostruito in astratto, potrebbe essere il seguente:
“papà, papà mi senti? sto guidando, sono in viva voce.., devi chiamare lo studio Rossi, ti devi far dire quanto viene…mi devi aiutare…dovrebbero essere duemila..fammi il piacere…se no mi fai fare una brutta figura…adesso in non posso sono fuori…quando torno ti restituisco tutto…magari mi fanno il piacere di passare loro direttamente da te…papà non ti arrabbiare ti voglio bene...” Mentre l’anziano è ancora al telefono con quello che ritiene essere suo figlio, suona il campanello alla porta e si presenta l’incaricato al ritiro dei soldi: il telefono fisso in questo modo rimane occupato mentre l’anziano va ad aprire la porta e si scongiura il rischio di qualche telefonata casuale da parte di familiari in grado di far saltare la truffa. Talvolta l’incaricato del ritiro dei soldi per superare qualche diffidenza residua invita il malcapitato a telefonare alle forze di polizia per sincerarsi effettivamente dell’incidente. Solo che all’altro capo del telefono il complice rimane in linea e l’anziano dopo aver fatto il numero delle forze di polizia parla ancora con il truffatore che a questo punto si spaccia per operatore di polizia e conferma l’incidente e la necessità di pagare. Significativa la circostanza che gli indagati usano i termini lavorare e faticare per indicare la commissione di truffe, a riprova di quanto sistematica ed abituale sia tale condotta.
Dal complesso degli elementi acquisiti è evidente che i consigli utili per evitare le truffe, per quanto utili,  possono essere inefficaci difronte a sistemi così elaborati. I consigli utili sono soprattutto per gli stretti congiunti che devono essere consapevoli del fatto che la disponibilità del numero di casa pubblicato sulle pagine bianche può essere il primo elemento sfruttato dai truffatori. In secondo luogo la presenza di somme in contante in casa è un fattore di rischio che deve essere evitato. Può essere utile concordare per gli operatori bancari e degli uffici postali un avviso telefonico in caso di prelievi. Ulteriore precauzione è quella di affiancare alla telefonia fissa una linea mobile per le verifiche e le rassicurazioni. Bisogna, in sintesi, creare tutte le condizioni possibili per prevenire a monte contatti con sconosciuti e impedire danni ingenti.   
Sabato scorso un giovane è stato ferito ad una mano. I poliziotti stanno cercando di individuare il colpevole
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(AGMnews) - Campobasso, 14 mar. Continuano le indagini della Polizia di Stato di Campobasso sul caso del giovane accoltellato ad una mano durante la movida di sabato scorso in pieno centro cittadino. Gli uomini della Squadra Volante immediatamente intervenuti sul posto, dopo aver soccorso il giovane, al momento ricoverato presso l’Ospedale Cardarelli in attesa che in mattinata si sciolga la prognosi, stanno ricostruendo l’esatta dinamica dell’accaduto. Nel mentre che i primi atti di Polizia sono stati inviati alla Procura della Repubblica di Campobasso,  sono in atto audizioni di testimoni dell’accaduto e da quanto emerge sembrerebbe che il responsabile del gesto abbia agito in concorso con altro soggetto anch’esso in via di identificazione e nei confronti dei quali è al vaglio l’adozione di misure di prevenzione personali. Analisi tecniche sono svolte anche sul coltellaccio da cucina con una lama di 20 cm. utilizzato per l’aggressione che nell’immediato è stato sequestrato dagli Agenti accorsi sul posto. Resta comunque sempre alta l’attenzione della Squadra Volante in quella zona di territorio urbano particolarmente gremita di giovani durante il fine settimana. Nella serata e nottata di sabato scorso la POLIZIA DI STATO di Campobasso ha operato diversi controlli nei riguardi di numerosi locali pubblici e circoli privati del capoluogo.  Nel corso dell’attività, che ha visto impiegati i poliziotti della Squadra Amministrativa della Questura e della Squadra Mobile, sono stati verificati i libri soci di alcuni circoli privati senza riscontrare sostanziali anomalie. Tuttavia, in uno di essi è stata riscontrata l’ effettuazione di uno spettacolo di intrattenimento senza la prescritta autorizzazione  e pertanto nei confronti dei titolari è stato aperto un procedimento amministrativo/sanzionatorio. E’ risultata invece regolare la gestione di alcuni esercizi pubblici , anche se all’interno di alcuni di essi sono stati identificati dagli agenti di polizia dei soggetti con precedenti penali . 
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(AGMnews) - Campobasso, 03 mar. La Polizia Postale e delle Comunicazioni di Campobasso mette in guardia gli utenti da una truffa che colpisce aziende e professionisti in riferimento a saldi di fatture emesse a loro debito. E’ noto infatti che le aziende ricevono via posta elettronica le fatture emesse dai fornitori che devono essere saldate nei tempi stabiliti. Nella medesima fattura è indicato anche il codice IBAN sul quale effettuare il bonifico. Gli hacker, attraverso degli appositi virus informatici, effettuano degli accessi abusivi sulle email dei debitori, scaricano le fatture da onorare prima che il destinatario possa prenderne visione, sostituiscono l’IBAN indicato con quello di un complice e rinviano la fattura modificata, eliminando dalla casella email il messaggio originale, utilizzando degli indirizzi email di trasmissione fasulli, simili o identici all’indirizzo del mittente originale. Il malcapitato quindi effettua il versamento che, invece di andare a favore dell’azienda che ne aveva diritto, confluisce nei conti correnti gestiti da terze persone per conto dei malfattori. Successivamente i titolari di tali conti, attraverso money transfer, trasferiscono il denaro all’estero trattenendo una percentuale come ricompensa. Di solito i titolari dei conti sono solo dei “muli” convinti di essere assunti da una ditta estera per svolgere un lavoro da casa che prevede leciti spostamenti di denaro: a tal fine utilizzano il proprio conto corrente per ottenere i pagamenti, che in realtà avvengono in modo fraudolento, e rigirarli all’estero, trattenendo una percentuale come compenso. In altri casi è stato fatto credere loro di vivere una storia d’amore con una fantomatica ragazza straniera: questa riferisce di essere in attesa di ricevere un pagamento da un’azienda italiana presso cui aveva lavorato in passato, che non è in grado di effettuare bonifici esteri. Chiede quindi al mulo di ricevere per suo conto il denaro, per poi girarlo alla medesima all’estero tramite money transfer.
La Polizia di Stato, pertanto invita aziende e professionisti alla massima attenzione ed a attuare i seguenti accorgimenti:
Installare un buon antivirus, da tenere costantemente aggiornato, in grado di effettuare frequenti scansioni;
Prendere accordi diretti con le aziende creditrici, anche per via telefonica, affinché confermino la correttezza del codice IBAN su cui effettuare il bonifico;
Verificare con attenzione la correttezza dell’indirizzo email mittente della fattura. 
Altresì invita gli utenti della rete a prestare la massima attenzione al fine di non diventare inconsapevolmente “muli”, in particolare diffidando dei contratti di lavoro a distanza per cui è richiesto di movimentare denaro tramite conto corrente e di diffidare in relazioni amorose in cui le fantomatiche partner richiedono di ricevere denaro per loro conto e di trasferirlo con qualsiasi modalità, soprattutto all’estero.
L'operazione è stata effettuata dalla Polizia di Campobasso nel quartiere Vazzieri. Due le vittime di cui una era già stata identificata per precedenti reati
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(AGMnews) - Campobasso, 16 feb. Nell’ambito dell’attività disposta dal Questore di Campobasso Pagano, finalizzata alla prevenzione dei reati in genere, in modo particolare quella tesa al contrasto dei furti in abitazione, nella mattina di ieri 14 u.s., un equipaggio della locale Squadra Volante, durante il servizio di controllo del territorio nel quartiere di “Vazzieri” di Campobasso, notava due uomini “travisati” che muovendosi con fare sospetto guardavano in direzione dei portoni d’ingresso di alcuni palazzi. Gli uomini della Volante prima seguivano attentamente i movimenti dei due sospetti e poi decidevano di fermare gli stessi per controllare chi fossero. Nel momento in cui gli Agenti si avvicinavano loro per chiedere i documenti, i due dapprima iniziavano ad inveire e a gesticolare in modo minaccioso verso gli operatori, per poi dividersi e darsi a precipitosa fuga nei giardini condominiali. Uno dei due fuggitivi raggiunto da un operatore, al fine di sfuggire al controllo, poneva in essere una vigorosa resistenza spintonando più volte l’agente della Volante. L’uomo, non senza difficoltà, veniva bloccato dagli Agenti; contestualmente in zona “Vazzieri” si portavano altre pattuglie dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, che davano inizio ad una vasta battuta in zona che, purtroppo, non consentiva il rintraccio del secondo fuggitivo. Nelle fasi della ricerca del secondo uomo anche numerosi residenti, affacciati ai balconi dei condomini, collaboravano con la Polizia fornendo indicazioni sulla via di fuga di quest’ultimo. Le Volanti restavano in zona Vazzieri sino a tarda mattinata ma, purtroppo, non riuscivano a rintracciare il secondo fuggitivo. Il fermato veniva condotto negli Uffici della Questura dove gli Agenti, a seguito dei  riscontri sulla identità dello stesso, potevano stabilire che lo stesso era un cittadino georgiano ed era stato già identificato in altre città italiane anche sotto falsa identità. In particolare si appurava che il georgiano era stato controllato più volte dalle FF.OO., mentre si accompagnava a suoi connazionali pregiudicati con precedenti, in particolare, per furto aggravato in abitazione e possesso di chiavi alterate o grimaldelli. In considerazione degli accertamenti posti in essere dalla Polizia, appare logico che i due si trovavano nel quartiere di “Vazzieri” al fine di perpetrare dei furti in abitazione, e sono stati fermati proprio poco prima di consumare il reato. Il georgiano fermato, ad accertamenti ultimati, è stato deferito alla locale A.G. per resistenza a p.u., inoltre gli è stato notificato un divieto di ritorno nel Comune di Campobasso per anni tre a firma del Questore di Campobasso. 
I Carabinieri giunti sul posto non hanno escluso nessuna ipotesi sul decesso dell’uomo al momento.
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(AGMnews) - Campobasso, 16 gen. E’ avvolto nel mistero il ritrovamento del cadavere di un uomo completamente congelato, un albanese di 47 anni sposato e con due figli, ieri mattina intorno alle 9 a Campobasso dove lavorava, lungo la Via Matris, la passeggiata che da Via del Castello porta in cima al Monforte. Dalle poche informazioni trapelate la vittima era in evidente stato di congelamento. Sul posto i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso e gli uomini dell'Arma, a cui spetterà ora indagare sulla drammatica e inquietante vicenda. Gli inquirenti non escludono il suicidio.
E' accaduto al nosocomio di Campobasso. Una donna spacciandosi per la nonna del piccolo ha tentato di rapire il bambino
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(AGMnews) - Campobasso, 11 dic. Venerdì 9 dicembre, un bimbo di circa 3 anni, di origine Ivoriana, ospite di un centro di accoglienza per migranti di Campobasso, è stato sottratto con forza alle cure dei medici dell'ospedale Cardarelli e portato via. Un gioco di squadra, tra agenti della questura, direttore sanitario e un' infermiera ha impedito il peggio e ha permesso di ritrovarlo.Una donna di colore che ha detto di essere la nonna volev prendere il bambino,  al 'no' del personale sanitario, per assenza di notizie certe sul reale grado di parentela, la donna è uscita lo stesso dall'ospedale portando con sé il piccolo, un orfano, con la madre morta in uno dei tanti viaggi della speranza. Per fronteggiare la difficoltà di individuare la fuggitiva, il direttore sanitario del Cardarelli, Luigi Di Marzio, è salito in auto insieme all'infermiera del reparto. Decisivo l’intervento di un’infermiera che ha voluto impedire alla donna di colore, spacciatasi per nonna, di rapire il piccolo di nazionalità ivoriana. Il bambino era stato ricoverato una decina di giorni fa al Cardarelli per una patologia cardiorespiratoria molto seria e comunque risultava orfano. Di lui la direzione sanitaria dell’ospedale Cardarelli aveva immediatamente chiesto l’interessamento del Tribunale dei minori e dei servizi sociali del comune di Campobasso. Una telefonata al 113 e la pattuglia è arrivata immediatamente. Si indaga per rapimento

L'operaio, classe 1994, ha confessato di aver consumato altri reati similari e di volersi sottoporre alle cure del caso
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(AGMnews) - Campobasso, 26 nov. E’ noto che in data 17 ottobre 2016, come riportato dalle cronache di quei giorni, nella zona universitaria  della Città di Campobasso, un ignoto individuo in due distinti episodi aveva molestato sessualmente due ragazze. L’uomo, indicato come un giovane di circa 30 anni, alto 1.75, capelli corti castani, corporatura magra, con addosso un paio di scarpe da lavoro sporche di fango e una tuta da lavoro, dopo aver seguito  le giovani studentesse, le aveva toccate nelle parti intime, allontanandosi dopo la loro istantanea reazione e l’intervento di un passante che aveva visto la scena. Le immediate indagini della Polizia di Stato, avviate in zona dalla Squadra Volanti, non consentivano di rintracciare l’uomo che nel frattempo si era dileguato. Tuttavia, venivano acquisite le immagini di telecamere private della zona che inquadravano  l’uomo descritto dalle denuncianti. Dal momento che l’attività investigativa rischiava di non produrre risultati e di lasciare impuniti i due episodi, previa autorizzazione della Procura della Repubblica di Campobasso, dato l’allarme sociale derivante da quanto accaduto, venivano diramati - a mezzo stampa e tv - i fotogrammi dell’autore dei reati, con richiesta di collaborazione ai cittadini per addivenire all’identificazione del soggetto riprodotto nelle immagini delle telecamere acquisite. Giungeva qualche giorno dopo una telefonata a personale della Squadra Mobile della Questura di Campobasso, proveniente da un Commissariato di P.S. di una città emiliana, nella quale un soggetto originario della Provincia di Campobasso,  avendo visto sui media molisani le fotografie del presunto molestatore, in forma anonima aveva fornito indicazioni su chi potesse essere l’uomo immortalato dalle telecamere della zona universitaria campobassana diffuse dalla Polizia. Venivano quindi immediatamente attivate le indagini sul nominativo in questione, che andavano ad aggiungersi alle decine di segnalazioni giunte al 113. Occorre precisare che dopo i fatti del 17 ottobre 2016, la Squadra Mobile riapriva le indagini su querele, presentate negli ultimi due anni a Campobasso senza aver portato all’identificazione dell’autore dei reati, che avevano modalità similari e descrizioni dell’autore compatibili con il soggetto immortalato recentemente dalle telecamere. Anche in questi casi un soggetto sorprendeva giovani donne per strada, spesso studentesse universitarie, le seguiva, aggredendole alle spalle, palpeggiando le vittime nelle parti intime. L’analisi delle denunce che avevano analoghe caratteristiche per tipo di reato, modus operandi e tipologia di vittima, consentiva di individuare una ristretta zona della città in cui si erano verificati con particolare cadenza gli eventi delittuosi, zone di solito frequentate da studenti universitari. 
Gli agenti della Squadra Mobile stringevano il cerchio intorno ad un ragazzo della provincia di Campobasso, classe 1994, operaio edile. La Polizia recuperava e sequestrava gli indumenti indossati dall’uomo il 17 ottobre e questi, una volta in Questura, si assumeva le sue responsabilità per un episodio, di cui cercava di fornire una fantasiosa giustificazione.
Successivi approfondimenti investigativi, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso dott. Nicola D’Angelo, facevano emergere altri episodi di aggressione di cui l’uomo si era reso protagonista in passato.
Intanto veniva ricostruito un altro tentativo di violenza sessuale (il terzo), avvenuto sempre la mattina del 17.10.2016  in zona universitaria, in cui l’uomo aveva bloccato alle spalle un’altra studentessa universitaria, simulando un gesto sessuale e palpeggiandola. Anche qui, l’intervento di un testimone aveva messo in fuga il molestatore. La ragazza che precedentemente  non aveva nemmeno avuto la forza di presentare la denuncia,  riconosceva il suo aggressore, ossia lo stesso dei due eventi avvenuti in quella mattinata.
La Polizia di Campobasso riusciva ad addebitare al molestatore identificato anche i seguenti tentativi di violenza sessuale:
 
07.10.2016, in orario serale, nei pressi di un supermercato in via Insorti d’Ungheria, ai danni di una giovane donna;
 
25.07.2016  all’ora di pranzo, nei pressi di via Novelli, ai danni di una giovane donna;
 
09.09.2016, in mattinata, nelle adiacenze di un albergo in via Novelli, ai danni di una giovane donna;
 
03.06.2016, nel primo pomeriggio in via De Sanctis ai danni di una giovane donna;
 
06.05.2016, in tarda mattinata in via De Sanctis ai danni di una giovane donna;
 
18.02.2015, nelle prime ore della mattinata, in zona universitaria, ai danni di una giovane donna di nazionalità rumena, davanti alla quale si denudava in parte, chiedendole un rapporto sessuale.
 
Le modalità dell’approccio sessuale  e l’aggressione si ripeteva sempre sulla base dei soliti  canoni ormai consolidati. Il responsabile delle nove aggressioni documentate veniva denunciato all’A.G. e sarà sottoposto all’iter  del procedimento penale che si è aperto a suo carico. Inoltre, l’uomo confessava, in presenza del suo avvocato di fiducia PIUNNO Angelo del Foro di Campobasso, di aver consumato altri reati similari,  preso, a suo dire, da irrefrenabili ed incontrollabili istinti sessuali, per i quali manifestava la volontà di  sottoporsi  alle cure del caso. E’ doveroso rivolgere un ringraziamento a tutti i cittadini che, per senso civico, hanno contribuito con le loro segnalazioni a individuare l’autore dei reati e ad assicurarlo alla giustizia.
                       
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